Ore 12 – O “vera” opposizione o “grande coalizione”

Chi crede che il Pd farà le barricate sul decreto salva-Rete4 è fuori strada. “Questo” partito di Veltroni non vuole (e non può) fare saltare il nuovo clima del “dialogo” fra governo e opposizione. Altrimenti addio impalcatura bipartitica, addio alla strategia del partito a vocazione maggioritaria che corre da solo. Insomma, si dovrebbe riazzerare tutto,

Chi crede che il Pd farà le barricate sul decreto salva-Rete4 è fuori strada. “Questo” partito di Veltroni non vuole (e non può) fare saltare il nuovo clima del “dialogo” fra governo e opposizione.

Altrimenti addio impalcatura bipartitica, addio alla strategia del partito a vocazione maggioritaria che corre da solo. Insomma, si dovrebbe riazzerare tutto, mandare a casa Veltroni e ricominciare da capo ricostruendo le vecchie alleanze di centro sinistra come se niente fosse successo. Allora? Che fare?

Perché il nodo tv ripropone il conflitto d’interessi e fa capire che se al Cavaliere tocchi il portafoglio, torna a ringhiare e, adesso che può, a fare leggi ad personam. Quindi Veltroni si trova fra l’incudine (Berlusconi) e il martello (Di Pietro che con le sue grida erode consensi al Pd e una opinione pubblica che comunque non vuole inciuci e non vuole che si facciano sconti e favori al Premier imprenditore).

La questione vera è la definizione di un profilo dell’opposizione a Berlusconi con l’obbiettivo di costruire una credibile alternativa di governo al centro destra. Si dirà: ma c’è il governo ombra. Dopo Napoli con il pacchetto sicurezza e la svolta sull’emergenza rifiuti e dopo l’annuncio sul ritorno al nucleare è evidente che il Governo si avvantaggia sempre più e il Pd arretra. Una opposizione dialogante con ministri ombra che inseguono i singoli provvedimenti del governo non paga.

Nel senso che il Governo avanza come uno schiacciasassi, con Veltroni ruota di scorta. E sfianca il Pd logorando il suo rapporto con il proprio elettorato e con il Paese reale. Delle due, l’una. O il Pd costruisce una piattaforma “alternativa” nel Parlamento e nel Paese, imperniata su una opposizione tanto netta quanto seria o rigorosa o reimpostare il dialogo fra Pd e Pdl puntando a costruire la “grande coalizione”, cioè uno scambio politico alla luce del sole per affrontare insieme i principali problemi dell’Italia.

Chi scrive privilegia la prima opzione, cioè la chiarezza di ruoli fra una parte ) maggioranza) governa e l’altra (minoranza) fa opposizione. Ma così c’è un governo ma non c’è una vera opposizione.

I partiti sono (anche) espressione di valori e interessi diversi. Oggi se Berlusconi non ti ascolta e Veltroni guarda altrove, a chi ti rivolgi? In altri Paesi di tipo “bipartitico” ci sono lobby, sindacati, organizzazioni non governative, la pluralità dei media, delle chiese ecc ecc. Certo, non è compito del governo, fare l’opposizione. E Il Pd fa l’opposizione che ritiene opportuna.

Ma se, in un contesto di crisi economica crescente e di malessere sociale, dovesse crescere una opposizione “fuori” dal sistema? Chi reggerebbe tale urto? Ecco perché torna attuale la domanda posta nel titolo d’apertura.