Grenoble, la città più azzurra di Francia

Grenoble, otto lettere che messe una dopo l’altra hanno un suono stupendo per noi italiani. Noi, piccola provincia ovale, in questa cittadina francese abbiamo piantato la bandiera. Prima del 6 Nazioni, prima dell’Italrugby dei calendari e degli show televisivi, prima del professionismo. Grenoble ricorda quei pionieri vestiti d’azzurro, che due volte vennero e lasciarono il

Grenoble, otto lettere che messe una dopo l'altra hanno un suono stupendo per noi italiani. Noi, piccola provincia ovale, in questa cittadina francese abbiamo piantato la bandiera. Prima del 6 Nazioni, prima dell'Italrugby dei calendari e degli show televisivi, prima del professionismo. Grenoble ricorda quei pionieri vestiti d'azzurro, che due volte vennero e lasciarono il segno. Nel profondo.

1963. L'Italia di Franco Zani e Sergio Lanfranchi, l'Italia del giovane Bollesan, quell'omone che diverrà una leggenda azzurra. Dall'altra parte la Francia del 5 Nazioni, una volta tanto i galletti ci permettono di giocare contri i loro più forti campioni. La partita dovrebbe essere senza storia, le bleus ci asfalteranno di sicuro. Ma c'è l'orgoglio italiano, c'è la grinta, l'ignoranza della provincia. La partita è combattuta, dura, di quelle di un tempo, dove si usciva malconci, ma sul serio. Giochiamo punto su punto, spingiamo la loro mischia indietro, loro ci colpiscono duro. 80 minuti di guerra. Vincono loro, 14 a 12, ma l'Italia esce a testa alta. L'Italia è una provincia del rugby, ma il centro storico non è così lontano.

1997. I Lanfranchi e i Zani ora si chiamano Giovannelli, Troncon, Cuttitta. E, soprattutto, Ivan Francescato. E' l'Italia che sta bussando alla porta del 5 Nazioni, che chiede permesso. E, per entrare, deve sfidare i campioni in carica, i Francesi. Ma in panchina abbiamo un francese anche noi, George Coste. Anche questa volta a Grenoble è una battaglia, è una sfida infinita, di quelle che si ricordano a lungo. E che lascia tante ferite. Ai francesi, non a noi. Lezione di rugby ai maestri, a quei francesi sempre sbruffoni, quei bleus che ancora ci vedono provincia ovale. Ma Ivan Francescato, e con lui tutta la squadra, spiega nel linguaggio che meglio conosce, la meta, che non siamo più i cugini piccoli e lontani. Siamo parte del gruppo. Siamo nell'elite. Finisce 40 a 32 per noi. La porta del 5 Nazioni è stata spalancata, grazie a Ivan e a quegli eroi. Che a Grenoble hanno lasciato un ricordo indelebile, che non si cancellerà mai.