Michelle Bonev e Goodbye Mama, nelle sale il film “spinto” da Bondi

Vi ricordate della storia di Sandro Bondi e Michelle Bonev? Per i più smemorati, rimando allo spiegone di Francesco Costa uscito sul Post, che ci offre una panoramica della Bonev-Story. Sintetizziamo il tutto come fosse la trama di un film, in fondo stiamo parlando della settima arte. Avvenente ragazza bulgara fugge dall’est ex comunista, giunta

Vi ricordate della storia di Sandro Bondi e Michelle Bonev? Per i più smemorati, rimando allo spiegone di Francesco Costa uscito sul Post, che ci offre una panoramica della Bonev-Story. Sintetizziamo il tutto come fosse la trama di un film, in fondo stiamo parlando della settima arte.

Avvenente ragazza bulgara fugge dall’est ex comunista, giunta in Italia riesce a ingraziarsi pezzi importanti di Governo e della tv di Stato. Grazie agli appoggi ottenuti riesce a entrare nel mondo dello spettacolo e a coronare il suo sogno: vedere premiata una sua pellicola al Festival del Cinema di Venezia.

Messa così è una sinossi tipica dell’era berlusconiana, ripetutasi con qualche piccolo cambio in moltissimi altri casi. Nei mesi scorsi la vicenda fece scandalo anche perché il Ministero dei Beni Culturali appoggiò insieme a RaiCinema (che ne acquistò i diritti) il film della Bonev, Goodbye Mama, e aiutò a inscenarne la premiazione in laguna in modalità quantomeno opache.

Il giorno 8 aprile il film uscirà nelle sale: strano, ma non sembrerebbe un capolavoro…

Almeno, leggendo questa recensione di Natalia Aspesi

Finalmente l’abbiamo visto questo “Good-bye mama”, film di massima sgangheratezza, e questo sono cavoli suoi, se non fosse costato soldi italiani, quindi nostri, e imposto dall’alto, da quel tipo di potenti che basta chiedere e loro, non a loro spese, concedono. Dragomira Boneva, in arte Michelle Bonev, bulgara diventata italiana, ha prodotto, scritto, diretto, interpretato, come se non avesse mai visto un film, una storia di lacrime stantie, in cui lei si è scelta il ruolo che alle pessime attrici viene meglio, quella della malvagia, che schernisce il misero e il sofferente, e guarda dall’alto in basso, con sorriso crudele, tutti gli altri. Con rozzezza comunicativa, mutuata dalle sue conoscenze prestigiose, tra cui il primo ministro bulgaro, la bella alta, bionda, tettona quarantenne Bonev, come protagonista di nome Jana, quando mostra i buoni fa vedere sulla scrivania una foto del Papa e una di Berlusconi, quando deve illustrare i crudeli, gli mette vicino la foto di Stalin. Neanche Carolina Invernizio avrebbe inventato una storia così demente

E credetemi, nel quote qui sopra c’è ancora ancora un pezzo in cui la Aspesi ha usato il fioretto e non la mazza ferrata.

Interessante anche la recensione che leggo sul Riformista. Prima Michele Anselmi ci spiega come finì in laguna il film della Bonev:

«tutta la faccenda del premio veneziano fu gestita così per evitare un incidente diplomatico tra Italia e Bulgaria, essendo i due premier, Berlusconi e Borisov, in contatto diretto». Traduzione: il film, caro ai due governanti, doveva per forza passare a Venezia, ma siccome la Mostra rifiutò di pigliarlo, anche per una sezione minore, a Palazzo Chigi si misero al lavoro per trovare comunque uno straccio di presenza al Lido. Il male minore, appunto.

e poi offre una sua valutazione

La verità? Un disastro, un pastrocchio, roba da grado zero dell’alfabeto cinematografico. La Bonev, partendo da una storia dolorosamente personale, incarna una donna violenta e cinica, instabile e diabolica, che allude alla sua vera madre. La quale, per soldi, arrivò a segregare l’anziana mamma in un ospizio-lager, dopo aver vessato le due figlie, una delle quali scappata a Roma per rifarsi una vita nel mondo dello spettacolo, cioè la Bonev stessa. L’andirivieni temporale, tra il 1968 e oggi, serve a raccontare il disgregarsi di una famiglia, il salvataggio della nonnina ad opera delle due brave ragazze, anche la trasformazione della Bulgaria: prima plumbea, atea, desolata e nostalgica di Stalin; adesso moderna e democratica, come attestano le due fotografie riprese con una certa insistenza: Borisov con Papa Wojtyla e Borisov con Berlusconi.

Due rondini non fanno primavera, certo. Ma se leggessi una recensione positiva ripenserei subito a cosa accadde a Giampiero Mughini, quando si trovò a recensire un’opera – letteraria – della Bonev sulle pagine “amiche” di Panorama, lo si legge su Giornalettismo:

Fu la prima volta in vita mia che un mio testo venisse sconciato da un Kapò che aveva l’autorità da direttore. L’episodio mi lasciò un profondo grumo di amarezza
Come andò?
Mi telefona Rossella, un signore che ha alternativamente rapporti con Dio e con il demonio e soavemente dice ‘ti ricordi la Bonev?’ dico ‘certo, la ragazza che imposero a Baudo al Festival di Sanremo facendogli rizzare i capelli in testa’. E lui: ‘Ha scritto un libro, vorrei che lo leggessi’
Lei come si comportò?
Leggo fino all’ultima riga, come faccio sempre. Una porcata inenarrabile. Glielo riferisco e Carlo, tranquillo: ‘va bene, fai un articolo spiritoso, valla a trovare ”. Vado e mi trovo di fronte a una ragazza gentile, determinata, una che dava l’impressione che sbattendo contro un carrarmato hitleriano lo avrebbe ridotto a brandelli.
Poi cosa accade?
Scrivo un pezzo elegante, passano un paio di giorni e Rossella si manifesta: ‘sai, ho modificato un po’ l’articolo’. Rimasi senza parole. Ho sempre avuto scontri con i miei capi da Montanelli a Rinaldi. E’ il lavoro,ma trasformare un foglio spiritoso in una semiagiografia della debuttante era troppo, quando avete rimontato il caso le cui proporzioni sono inaudite, sono tornato ad allora.

Volete gustarvi il trailer? Su Cineblog hanno trattato ampiamente il tema

La pellicola a Venezia ricevette addirittura un Premio ad hoc partorito dall’ex Ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi, ovvero “Il Premio speciale della Biennale assegnato in occasione del sessantesimo anniversario della Convenzione europea per la Salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali“, con tanto di presunta trasferta in Laguna di Miss Bonev&Co, con annesso volo charter e alloggio al Cipriani di Venezia per tre giorni dal 3 al 6 settembre, pagata dallo stesso Stato italiano, per circa 400,000 euro di spese. A presenziare alla ‘prima’ addirittura due Ministri della Repubblica, ovvero Mara Carfagna e Giancarlo Galan, con la Rai riuscita ad acquistare di diritti del film alla ‘modica’ cifra di un milione di euro, con inusuale richiesta arrivata direttamente dal direttore generale Mauro Masi