Giro d’Italia 2013, scoppia la polemica | Pozzato e Paolini: “Non siamo mafiosi né sceriffi”

Pippo Pozzato e Luca Paolini non accettano di sentirsi definire dei “capipopolo” che decidono per tutti gli altri.

Da qualche giorno al Giro d’Italia c’è un po’ di tensione e non solo per l’ansia della gara o quella, ancora maggiore, del maltempo che sta minacciando il regolare svolgimento delle tappe. Alcuni corridori si sono arrabbiati per essere stati definiti “mafiosi” da un team manager.

Per capire che cosa è successo occorre tornare indietro di qualche giorno, a domenica, quando si è corsa la tappa da Cesana Torinese al Col Du Galibier che ha visto la straordinaria vittoria di Giovanni Visconti che oggi ha fatto il bis a Vicenza.
Mentre in molti erano affascinati dalla storia del vincitore della difficile frazione, dalla sua storia, dalla sua rinascita dopo la depressione e dal suo essere nato lo stesso giorno di Marco Pantani a cui proprio quella tappa era dedicata, scoppiava la polemica tra alcuni addetti ai lavori.

Chi segue il Giro ricorderà che la tappa di domenica scorsa, la 15esima, era caratterizzata da una prima impegnativa salita sul Moncenisio. Ebbene, durante la corsa i corridori, provati dal clima rigido e dalla fatica, hanno deciso in gruppo di non tentare fughe per per non affaticarsi sin dall’inizio della lunga ascesa e per evitare incidenti nella successiva discesa su cui c’erano tratti ghiacciati.
Roberto Reverberi, figlio del team manager della Bardiani CSF-Inox, Bruno Reverberi, detto Lo Zio, è andato, a bordo dell’ammiraglia, a chiedere alla testa della corsa perché aveva impedito al loro corridore Stefano Pirazzi, leader della classifica degli scalatori, di allungare. Reverberi jr. ha accusato i ciclisti di applicare un “metodo mafioso” e il giorno dopo suo padre ha rincarato la dose dicendo che lui si è sempre ribellato agli “sceriffi del gruppo” dai tempi di Moser e Saronni.

I “capipopolo” (altro termine usato in questa polemica) sarebbero in particolare Pippo Pozzato e Luca Paolini, che, secondo i Reverberi, avrebbero deciso per tutti gli altri. I due corridori hanno però subito spiegato che la decisione di affrontare con più calma la salita del Moncenisio era di tutto il gruppo e che anzi Pozzato ha appreso della scelta di tutti gli altri a cose fatte e si è adeguato, non ha fomentato nessuno.
Il corridore della Lampre Merida ha anche aggiunto che durante la corsa è stata detta una bugia, perché per spronarli a reagire è stato loro riferito che Michele Acquarone, uno dei due direttori della Rcs che organizza il Giro, si era arrabbiato moltissimo per l’atteggiamento dei ciclisti sul Moncenisio, ma appena è arrivato al traguardo ha chiesto delucidazioni allo stesso interessato e Acquarone ha detto che non era vero nulla e che anzi comprendevano appieno i motivi del rallentamento.

La polemica si è trascinata fino a oggi, giorno della 17esima tappa, dopo un giorno di riposo e altre due frazioni in seguito a quella “incriminata”, da Valloire a Ivrea e da Caravaggio a Vicenza: Pippo Pozzato e Luca Paolini sono stati invitati da Alessandra De Stefano al Processo alla Tappa, la trasmissione che va in onda su RaiSport subito dopo la fine di ogni tappa. Anche Silvio Martinello è sembrato solidale con i ciclisti che spiegavano che loro non hanno un interruttore come molti team manager credono, per cui non corrono forte a comando e si sono difesi dalle accuse di essere “mafiosi”, “capipopolo” e “sceriffi”. Pozzato aveva già annunciato stamattina via Twitter che sarebbe stato ospite del Processo alla Tappa e aveva aggiunto: “Peccato il rifiuto di un confronto da chi ci ha dato dei mafiosi”.

In questi ultimi quattro giorni sui social network molti ciclisti hanno appoggiato la presa di posizione di Pozzato e Paolini, mentre i Reverberi non hanno risposto nemmeno quando sono stati direttamente interpellati, come quando Luca Paolini e Valerio Agnoli hanno scritto sull’account di Roberto Reverberi i seguenti tweet:

Luca Paolini: È 14 gg che cerco di stare tra i primi…anche in tappe a 60km/h di media oggi solo perché si andava tranq, mi sono beccato del mafioso

E come vedete anche Valerio Agnoli è intervenuto scrivendo: Corriamo con la testa e gambe noi! Non con il volante!! Siamo corridori non mafiosi! Rispetto!

Ma ci sono stati tweet anche di Elia Viviani, Paolo Tiralongo e altri protagonisti del Giro.
C’è da aggiungere che quella sera stessa Paolini e Riverberi Jr. hanno interagito relativamente a un qualche siparietto di cui padre e figlio sono stati protagonisti e in questo caso Roberto Riverberi ha risposto con un “grazie”, ma non si capisce se il tono di Paolini è sarcastico o meno. E questa mattina i due sono stati “paparazzati” mentre chiacchieravano, forse per chiarirsi.

Vista la reazione di oggi di Pozzato al Processo alla Tappa, si direbbe che gli animi non sono ancora completamente distesi, anche se i ciclisti hanno trovato il modo di scherzare parecchio su questa vicenda tra di loro, con i giornalisti, con i fan e gli amici, scrivendo moltissimi Tweet in un finto linguaggio da mafiosi siciliani.

Ultime notizie su Giro d'Italia

Tutto su Giro d'Italia →