Strage di Erba: La difesa dei coniugi Romano in caccia del “terzo uomo”

Il terzo uomo esiste, oppure no? La procura la giudica teoria infondata, ma la difesa insiste: sulla scena del crimine ci sono tracce di un individuo ancora sconosciuto che sarebbe il vero responsabile della strage. Ecco i perché di questa convinzione. Primo: quando gli è stato chiesto se avessero notato qualcuno, in particolare uno straniero,

Il terzo uomo esiste, oppure no? La procura la giudica teoria infondata, ma la difesa insiste: sulla scena del crimine ci sono tracce di un individuo ancora sconosciuto che sarebbe il vero responsabile della strage.

Ecco i perché di questa convinzione. Primo: quando gli è stato chiesto se avessero notato qualcuno, in particolare uno straniero, i testi hanno risposto in maniera differente. Monica Mengacci ha riferito d’aver visto uscire dalla palazzina soltanto una famiglia che vi abitava. Glauco Bartesaghi, colui che ha salvato la vita a Mario Frigerio, ha detto invece di aver incrociato un uomo, che avrebbe detto di vivere nell’edificio «da solo».

Secondo elemento che non s’incastra nell’impianto accusatorio, alcune impronte di calzature non identificate. La difesa ha chiesto al responsabile dei vigili del fuoco, Ferruccio Miotto, se gli uomini intervenuti per spegnere l’incendio indossassero tutti gli stivali d’ordinanza, e se fosse stato impedito l’accesso a estranei oppure no. Si vuole dimostrare che sulla scena del delitto vi sono le tracce di almeno una persona non ancora individuata. Per farlo, quasi certamente la difesa presenterà uno studio accurato sulla ‘cella’ di telefonia cellulare di via Diaz, che attesterebbe che l’11 dicembre 2006 nella casa c’era qualcuno su cui non si è indagato.

Terzo punto da chiarire, la deposizione del medico legale Giovanni Scola. Sempre secondo gli avvocati dei coniugi Romano, sarebbe stato impossibile per i primi soccorritori – Bartesaghi e Vittorio Ballabio – sentire la richiesta di aiuto della Cherubini proveniente dal secondo piano della palazzina. Questo a causa della ferocia dell’assassino, che le ha fracassato il cranio e tagliato con il coltello persino la lingua. Emettere un grido sarebbe stato impossibile, e se così stanno le cose i tempi indicati per il delitto devono essere rivisti.

Molti i dettagli su cui far luce, dunque, e non si escludono altri colpi di scena nei prossimi giorni.

Fonte: Corriere di Como

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